Ciò è vero non soltanto nei momenti nei quali siamo in contatto con armonia e bellezza, ma anche quando tentiamo di esprimere un dolore fino ad allora inascoltato: un’angoscia, una paura, uno stato d’animo sconvolto dalla pressione di contenuti psichici che hanno bisogno di prendere una forma alla luce della nostra coscienza. Quando facciamo questo, parliamo di immaginazione attiva (o creativa), la forma di fantasia intenzionale che usiamo per indagare consapevolmente dentro di noi, ricercando cause, significati, chiavi di comprensione personali; ma anche creando un contatto con realtà spirituali che sfuggono, rimanendo invisibili, alla monotonia del nostro fantasticare meccanico e dei pensieri sterili e razionali orientati al conosciuto. Quando entriamo in noi stessi per incontrare aspetti della nostra interiorità, vediamo come tali presenze psichiche assumano una forma. Con tali entità possiamo entrare in relazione, svolgendo un’importantissima azione tesa a creare comunione, equilibrio e armonia. Mostri, draghi, animali poliformi, luoghi desolati, volti sofferenti, natura animata, ci chiamano dal profondo per trovare finalmente pace e accettazione attraverso il nostro sguardo e il riconoscimento di ciò che emerge e che prende spontaneamente forma. Con questa forma, allora, potremo entrare in relazione per conoscerci meglio e integrare parti di noi con soluzioni creative. La nostra mente razionale non è adatta a comunicare con ciò che è invisibile. Abbiamo bisogno di percepire i confini e l’immagine di un contenuto, di un’idea, per poterci entrare efficacemente in relazione. Ciò che emerge da tali immersioni nella nostra profondità è, anche questo, parte integrante della nostra bellezza. Quella della nostra storia e della nostra verità, la bellezza di tenere insieme angeli e demoni insegnando il rispetto reciproco e trasmettendo loro dignità d’esistenza.

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