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Non appare, ma c’è. Non lo conosciamo, ma lo “sappiamo”. Ci fa sentire interi, ma a volte ci spaventa. Come possiamo rivolgerci al mistero? Come possiamo esprimere ciò che abbiamo nel cuore senza soggezione, senza vergogna? Senza dover dimostrare nulla, senza scappare, ma riuscendo ad ascoltare?
Se risulta difficile parlare con questo Infinito, potremmo aiutarci allenandoci a parlare con qualcosa che conosciamo ma con cui parlare sembra assurdo: una nuvola, un ruscello, una nota, un incenso.
Molte sono le immagini che possono scaturire spontaneamente dall’anima. E se riuscissimo a parlare con una di loro, con intenzione, a comunicare realmente, forse sentiremmo rispondere e il nostro cuore inizierebbe a danzare. Proviamo allora a chiudere gli occhi e a lasciare che l’anima produca un’immagine collegata al senso di fusione che proviamo visualizzando qualcosa che ci emoziona, e sentire che è manifestazione dell’eterno-ovunque-infinito cui diversamente fatichiamo a rivolgerci.
Potremmo immaginarlo come un cielo stellato, oppure gonfio di nuvole infuocate al tramonto.