Una relazione basata sulla presenza richiede consapevolezza di sé e dell’altro, percependo un campo comune che trascende i due punti di vista e il diverso sentire. Ne scaturisce una comprensione che ci connette a una matrice comune.


Un giorno il coreografo ricordò ai suoi danzatori l’importanza delle tre R: relazione con se stessi, relazione con gli altri e relazione con l’infinito. L’importanza di attivarle contemporaneamente affinché il proprio movimento potesse essere efficacemente comunicativo, capace di trasmettere un messaggio reale, cioè frutto di un’esperienza cosciente. Ciò che si definisce “presenza scenica”. 
I danzatori credettero di aver compreso e si misero subito all’opera attraverso esercizi di improvvisazione, ma si accorsero ben presto che capire un concetto è ben diverso dal riuscire a metterlo in pratica: per raggiungere autenticamente questo risultato fu necessario un lungo training. Si accorsero della necessità di riconoscere e stare con alcuni bisogni, dei loro gesti stereotipati, per riuscire a lasciarli pian piano andare, fino a sentir fluire qualcosa di vero: nulla da dover dimostrare, poco da cui scappare, tutto da ascoltare. 

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