Siamo veramente “uno”? Oppure vi è una molteplicità di “io” che si alternano alla guida della nostra vita? In che senso possiamo parlare di ipocrisia e cosa ci tiene legati alla sofferenza e alle dipendenze? L’autore opera una serie di riflessioni che ci invitano ad una maggiore consapevolezza di noi.
Una parte fondamentale del lavoro di autoconoscenza si svolge attraverso lo studio e il miglioramento delle nostre modalità relazionali. Anche il modo con cui viviamo le relazioni sui network sociali possono indicarci alcuni aspetti interessanti di noi sui quali riflettere.
Può la sofferenza essere uno strumento di cambiamento? Come possiamo stare accanto alle nostre emozioni più nere, senza rimanerne contagiati al punto da perdere la speranza? Forse è possibile mantenere in noi un luogo calmo dove riposare, mentre la tempesta ci travolge.
Fra le varie istanze interne che ostacolano lo sviluppo spirituale c’è il senso di colpa, spesso molto difficile da ammettere in se stessi. Allenarsi a guardare oltre le apparenze del proprio comportamento, indagando i contenuti nascosti delle motivazioni e dei bisogni, ascoltare la qualità delle voci interne e le emozioni che si provano di fronte a dati avvenimenti, ci aiuta a scoprire che il senso di colpa è presente in ognuno di noi.
La storia di Anéma ci conduce più vicini al dramma che migliaia di profughi si trovano a vivere. È come fermarsi, finalmente, e guardare dentro, senza poter seguire la tentazione automatica di sfuggire alle notizie “scomode”, quelle che ci fanno sentire che siamo tutti responsabili, così come siamo responsabili delle nostre parti interne sofferenti che risuonano con le ferite di Anéma e di chi, come lei, vive una guerra che purtroppo è sia interna che esterna.
Quando ci accorgiamo che un valore infranto dall’altro ci provoca un giudizio pesante, dovremmo indagare sul significato che tale giudizio ha nella nostra storia personale. Potremmo scoprire che la stessa intolleranza all’errore dell’altro è uno specchio di quella che abbiamo per noi stessi, esigendo la nostra perfezione.