Fra le varie istanze interne che ostacolano lo sviluppo spirituale c’è il senso di colpa, spesso molto difficile da ammettere in se stessi. Allenarsi a guardare oltre le apparenze del proprio comportamento, indagando i contenuti nascosti delle motivazioni e dei bisogni, ascoltare la qualità delle voci interne e le emozioni che si provano di fronte a dati avvenimenti, ci aiuta a scoprire che il senso di colpa è presente in ognuno di noi.
Il senso di colpa è uno stato interiore alterato: è il segnale che qualcosa in noi non funziona bene perché c’è un “errore” nella nostra interiorità. I sensi di colpa non sono tutti uguali, si possono distinguere in due tipologie: la prima consiste nell’ammettere di aver fatto realmente qualcosa di scorretto, la seconda nella sensazione di aver fatto qualcosa di sbagliato, senza che lo sia veramente. Iniziamo da molto piccoli a sviluppare il senso di colpa, attraverso l’esperienza e l’educazione familiare. Può accadere anche che lo introiettiamo senza motivazioni reali, oppure che lo ereditiamo dai nostri genitori senza un’esperienza diretta. Si instaura così, come avviene per tutte le ferite interiori, una coazione a ripetere che può farci sentire in trappola. La coazione porta in sé un valore, quello della ripetizione, che possiamo usare a nostro favore nel processo di lavoro e di risoluzione ma, spesso, i nostri sensi di colpa provocano un rimuginare interno che può impedirci di essere davvero sereni. Può succedere che facciamo del male a qualcuno. Ad esempio, ricordo quella volta che schiaffeggiai mia figlia: una ferita profondissima si aprì in me e in lei, con un senso di colpa molto forte e la consapevolezza che, in quel momento, avevo perso il controllo senza poter tornare indietro... Ho sbagliato! Per un istante avevo adottato lo stesso atteggiamento che aveva avuto mia madre con me.