Ci guardiamo a lungo in silenzio: è stanca, forse ho esagerato. Taccio e aspetto. La sua mano cerca la mia. Restiamo a lungo così.
«Mi sono tanto torturata nella vita – riprende – penso costantemente di essere degna di un castigo… hai una possibile risposta per questo? Sento e ho sentito in passato tanti demoni dentro di me».
Taccio guardandomi dentro poi rispondo: «Anche a me è successo, cara Alice, finché qualcuno mi ha insegnato a farli sedere intorno a me e a provare a chiamarli per nome. Solo allora ho iniziato a non averne più paura. Tra i molti, alcuni si chiamavano invisibilità, inadeguatezza e paura. Finché li ho combattuti o ignorati mi hanno divorato. Adesso che ho un po’ imparato ad accoglierli, talvolta anche ad abbracciarli, mi hanno aperto porte misteriose e sconosciute di me. Il demone della paura mi ha detto che mi ero allontanata dalla mia vera natura, che sono rimasta incastrata in una vita non mia. Il demone dell’invisibilità mi ha raccontato del mio bisogno di brillare, quello dell’inadeguatezza mi ha mostrato i miei potenziali, ma non realizzati, talenti. I demoni sono come i draghi, vanno abbracciati». 
 
«Ma io continuo a sentire di dover ricevere un castigo…». Esito, non so come rispondere: poi azzardo: «E se molti di noi avessero, in qualche modo, bisogno del castigo? Forse si potrebbe parlare di un certo nostro grado di dipendenza da esso. Dentro di noi convivono due forze: la prima che va verso l'esplicitazione di qualcosa (passione, energia), la seconda più moraleggiante e giudicante che valuta ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Quanto spesso questa seconda forza ci critica e ci dice quanto siamo inadeguati? Allora, mi chiedo: che ci sia un nesso tra colpa e dipendenza dal castigo? Il castigo aiuterebbe a ridurre la pesantezza della colpa...». 

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