Pagina 2 di 7
So che mi sta provocando, prendo il mio tempo e cercando di centrarmi rispondo senza contrappormi: «Se Gesù mette in guardia i suoi prospettando la possibilità di un castigo divino alla fine dei tempi, questo forse potrebbe indicare che la punizione peggiore è che qualcuno, pur avendo davanti a sé la luce di Cristo, scelga liberamente di amare le tenebre. È una scelta dell’uomo, non una vendetta di Dio…».
Attendo qualche secondo che mi sembra un’eternità. Continuo: «Gesù non agisce in modo violento; non fa mai un miracolo per punire qualcuno, come castigo per una qualche colpa commessa. Anzi, se leggiamo con calma, una riga dopo l’altra, tutti e quattro i Vangeli, troveremo raramente il vocabolo “castigo” o il verbo “castigare” usati da Gesù. Anche quando l’hanno preso, maltrattato, umiliato e alla fine messo a morte: nessuna reazione violenta da parte di lui».
Alice insiste: «In quei tempi era diffusa l’idea che la malattia fosse una punizione divina, qualcosa che Dio mandava come castigo a coloro che avevano commesso un peccato grave».
Prendendo il cellulare in supporto alla memoria leggo abbassando la voce a un sussurro:
«E così capitò che un giorno Gesù “… passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Attenzione alla risposta: “… né lui ha peccato, né i suoi genitori!”.[3]
Il concetto di malattia come castigo di Dio, vendetta divina contro i peccatori, sembra essere estraneo al pensiero di Gesù. Pensa a quando dice: “imparate da me, che sono mite e umile di cuore; e troverete riposo per le vostre anime”».[4]
Alice ascolta, mi vuole bene: in lei c’è però una forma di acrimonia verso la sua religione di origine e vuole sempre confrontarsi su questo… si dibatte tra un’impostazione che le va stretta e il desiderio di trovare dell’altro. Le ho parlato dei Vangeli gnostici, le ho raccontato del loro rinvenimento fortuito e ogni tanto cerco di citarne dei passaggi. Prendo di nuovo il cellulare e leggo dal Vangelo di Verità: «… diede loro lo spirito di forza che deriva dalla dolcezza. Pose termine ai castighi e ai supplizi, giacché erano questi che distoglievano dal suo volto quanti, invece, avevano bisogno della sua misericordia, (trovandosi) nell'errore e tra i lacci: li distrusse con forza e li confuse per mezzo della gnosi”.[5] Qui sì che parla di castighi ma per porvi termine… Che ne dici? Castigo e tortura o, meglio, supplizi. Cosa saranno? Cosa ci vuol dire il Cristo? Torturare un altro o torturare sé stessi?».
[3] Vangelo di Giovanni 9:2-3.
[4] Vangelo di Matteo 11:19.
[5] Il Vangelo di Verità, p. 37 ne I Vangeli Gnostici, Moraldi L. – Ed. Adelphi, MI 1984.