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Da dove ci arriva il concetto di peccato e di punizione divina? Il castigo è davvero un’azione possibile di Dio nei nostri confronti, oppure è un’invenzione dell’uomo dovuta al bisogno di sentirsi giusto, amato e protetto in base ai propri comportamenti?
UNO SPUNTO DI RIFLESSIONE DA UN PASSO DAL VANGELO DI VERITA’
«… diede loro lo spirito di forza che deriva dalla dolcezza. Pose termine ai castighi e ai supplizi, giacché erano questi che distoglievano dal suo volto quanti, invece, avevano bisogno della sua misericordia, (trovandosi) nell’errore e tra i lacci: li distrusse con forza e li confuse per mezzo della gnosi.»
«Pensi che Gesù fosse un tipo vendicativo? In fondo dai Vangeli un po’ lo sembrerebbe. Minaccia chi si comporta in un certo modo… parlando del castigo, mi pare lo faccia in riferimento al giudizio finale, per dire ai suoi ascoltatori che bisogna stare attenti; perché in quel giorno i giusti se ne andranno alla vita eterna, ma “i malvagi al supplizio eterno”.[1]
Non c’è la parola “castigo”, ma il concetto è equivalente. E poi, cosa accade a chi scandalizza qualcuno, Egli dice che sarebbe meglio che gli fosse appesa una macina al collo e fosse gettato nel dolore più estremo… e altro ancora…».
Alice è una terminale, minata da una lunga malattia che le rallenta ormai anche l’eloquio. Ma la sua mente è lucida. Conosce bene le scritture e i Vangeli fin dai tempi della sua infanzia, di stretta educazione cattolica.
Sembra quasi soddisfatta di professarsi non credente per l’ennesima volta - ormai sono mesi che la frequento -. Attende la mia risposta: nel nostro rapporto parliamo spesso anche di spiritualità. L’impressione di chi scrive è che, malgrado il suo scetticismo, cerchi disperatamente qualche appiglio che le sembri valido e credibile per ammettere l’esistenza di un principio eterno.
«Anzi – continua – dice anche che la scure è già posta alla radice degli alberi, ogni albero che non porta buon frutto, sarà tagliato e buttato nel fuoco».[2]