Un altro esempio particolarmente toccante è quello di Mary Bell, una bambina che all'età di 11 anni commise due omicidi di altri bambini più piccoli di lei. Uno di essi aveva solo 3 anni quando Mary Bell gli recise l’organo genitale con un morso, facendolo morire dissanguato. Durante il processo e le indagini successive, emerse che Mary era stata abusata dalla madre, una prostituta che la costringeva a partecipare a giochi sessuali con i clienti. L’atto atroce della piccola Mary porta in luce, in modo lampante, un meccanismo che ritroviamo anche nella mente adulta: il male che si riceve viene scaricato, a sua volta, su coloro che vengono percepiti come più fragili e deboli. Con i “sottoposti” la mente inconscia trova uno spazio dove poter scaricare le energie angoscianti dell’abuso. La bocca di Mary Bell non avrebbe voluto strappare i genitali a quel bambino più piccolo di lei, bensì a quei clienti contro i quali non poteva in nessun modo ribellarsi. La storia di Mary Bell dimostra quanto profondamente gli abusi subiti possano influenzare e distorcere il comportamento di una persona, portandola a compiere atti terribili. 

I bambini di Steele e Pollock (contrariamente a quanto accaduto alla piccola Mary) sono stati fortunati, perché hanno avuto qualcuno che, attraverso il gioco, ha fatto loro rivivere e reinterpretare l'evento traumatico con l'obiettivo di superarlo. La mente torna sempre sul luogo del "delitto", fino a quando qualcuno non la aiuta a uscirne; riproduce costantemente il fatto traumatico e "lo rimette in scena" con lo scopo di trovare una soluzione, o semplicemente per esperire uno scaricamento. In questo modo la ripetizione del male ricevuto diventa il modo con il quale la mente cerca di liberarsene un po'; un modo certamente inappropriato, almeno fino a quando non si agisce terapeuticamente in modo consapevole, restituendo ciò che serve al processo per una sua risoluzione.

Alla luce di queste storie dobbiamo prendere coscienza del potere che abbiamo di trasformare le ferite del passato per liberarci dall'ombra del male. È nostro compito, come individui e come società, lavorare insieme per sanare queste ferite e costruire un futuro più luminoso e compassionevole per tutti. Ci auguriamo che i ragionamenti offerti in questo articolo aiutino i nostri lettori a comprendere come il male non sia altro che un grido. 

Un grido a cui ciascuno di noi è chiamato a rispondere nel modo giusto, attraverso un buon lavoro su sé stesso, e che non può essere solo condannato e definito un "orrore". Un grido di assenza di valori, un grido di disperazione, il grido di questo mondo perduto e malato che si sta indirizzando (senza più niente in cui credere e senza più nessuno che ne abbia compassione) verso l'abisso. 

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