Sfogliando le pagine della biografia hitleriana di Rudolf Olden (1935), leggiamo: «(Il padre di Hitler) non aveva buoni rapporti con le persone che lo circondavano. E, in casa sua, creò una dittatura familiare. Sua moglie non aveva il coraggio di guardarlo negli occhi e i figli erano trattati con mano dura. Il figlio con il quale aveva il peggiore rapporto era Adolf. Ed esercitava su di lui una vera e propria tirannia. Quando voleva che suo figlio gli si avvicinasse, il padre lo chiamava con un fischio» (Olden, pag. 12). John Toland, un altro biografo, ci informa che: «Qualche anno più tardi, Hitler raccontò a una delle sue segretarie che aveva letto in un libro di avventure che era segno di valore non manifestare il proprio dolore in pubblico. In modo che "mi proposi di non lasciarmi scappare neppure un gemito, la prossima volta che mio padre mi avrebbe picchiato. E quando giunse l'ora - ancora ricordo mia madre intimorita vicino la porta - iniziai a contare le frustate di mio padre una a una. Mamma pensò che fossi diventato pazzo quando, raggiante d'orgoglio, le dissi: papà mi ha dato trentadue frustate!"» (Toland, pag. 32).

Qualcuno di noi potrebbe obiettare che molti hanno avuto un padre violento e che non tutti sono diventati un Führer. Affermare una cosa del genere, però, vuol dire non accettare il fatto che non si possono mai confrontare due bambini sul piano della forza: le caratteristiche genetiche, le fragilità personali e la qualità traumatica degli eventi individuali non sono per nulla comparabili.

Fino a quando non ci renderemo conto che una persona che ha ricevuto abusi, violenze e sopraffazioni nella propria infanzia corre il rischio, soprattutto quando non esiste nessuna figura sana accanto a lui, di "restituire" al mondo ciò che gli è stato fatto (in un modo o nell'altro), rimarremo molto lontani dalla possibilità di comprendere le vere radici del male. Noi, come cristiani gnostici, insegniamo che il male è semplicemente la conseguenza di un dolore profondissimo. Il male non è la vera causa, ma una conseguenza. Per questo possiamo dire che non esiste, perché non esiste in "sé", non esiste in un modo o in una forma autonoma. Fino a quando continueremo a pensare che esistano persone che "nascono" cattive, la nostra interpretazione del mondo e di noi stessi sarà senza alcuna speranza. Cattivi non si nasce, ma si diventa a causa delle ferite dolorosissime che alcune piccole e fragili creature sono costrette a sopportare (e molte di esse sono perpetrate nelle case benestanti delle nostre società industrializzate). 

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