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«Quest'ultimo passaggio lo stai scrivendo per contraddirmi? Non ti rendi conto che il tuo articolo adesso sta prendendo corpo? Certo, se avessi riportate i risultati di altre due o tre ricerche scientifiche, l'effetto sarebbe stato maggiore!».
«No, non lo faccio per contraddirti. Bensì perché ritengo davvero che sia inutile trasformare questo articolo in una lista infinita di dati di ricerca. Il vero problema è che se vogliamo davvero iniziare il nostro viaggio verso la felicità, dobbiamo iniziare a fare qualche sforzo contro i ritmi frenetici della nostra vita quotidiana. È come se fossimo costantemente in corsa, e siamo talmente abituati a correre che fermarsi per imparare ad ascoltare se stessi sembra una cosa quasi impossibile da fare. Inizialmente si incontrano grandissime resistenze a sedersi su una panchina semplicemente per guardare gli alberi o per riflettere su come stiamo… Ci appare come un’inutile perdita di tempo!».
«Be’, allora dovresti spiegare come fare a superare queste resistenze. Se quello che dici è vero, dovresti iniziare a dare qualche suggerimento pratico…».
Il primo passo verso la felicità è imparare a darsi del tempo per ascoltare quello che accade in noi. Alcuni chiamano questa attività "meditazione". Per me è un'attività che non ha nome e, comunque, è qualcosa che dobbiamo imparare a fare. La nostra rivista nasce anche con questo obiettivo.