«Pensavo che sarei stata felice con Pietro, invece mi ha tradita con un'altra donna», dice Maria con le lacrime agli occhi, «... non ne voglio più sapere di uomini».
«Pensavo che Mario, il mio miglior amico, non mi avrebbe mai mentito», dice Ludovico, «... invece lo ha fatto senza pensare a quanto ci sarei stato male».
«Credevo che quel lavoro mi avrebbe reso felice», dice Luciano guardando lontano, come cercando i propri pensieri, «... invece si è trasformato in un supplizio».
Credevo, pensavo...  e invece. Queste tre parole sembrano caratterizzare la ricerca della felicità. Si potrebbero scolpire sulle lapidi della speranza di molti di noi. La felicità non esiste, semplicemente perché l'abbiamo cercata e non l'abbiamo trovata. Quindi non c'è, discorso chiuso. 
Eppure, queste parole sembrano essere prodotte più dalla delusione che dalla logica. Qualche anno fa, qualcuno fece un'affermazione simile in ambito scientifico: «Il bosone di Higgs non esiste, semplicemente perché l'abbiamo cercato e non l'abbiamo trovato. Quindi non c'è, discorso chiuso». Eppure, la scienza sa bene che i discorsi chiusi sono stanze serrate dove la frescura della verità non può entrare. Infatti, il bosone di Higgs hanno continuato a cercarlo e oggi possono dire di averlo trovato [1]
I tuoi occhi stanno cercando nell'orizzonte sbagliato, ci dice l'uomo più felice del mondo. E allora, quale sarebbe quello giusto? Secondo alcuni, è il luogo nel quale siamo meno abituati a guardare. 
 
[1] La grande caccia - Storia della scoperta del bosone di Jiggs - di Paolo Magliocco. Ed. Pearson Italia.

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