Sono migliaia, forse milioni, le ragioni per non sentirsi felici. E possono essere ragioni fra le più disparate. Ragioni esterne: il mondo va a rotoli. Ragioni interne: la mia vita va a rotoli.
Per questo, per alcuni, essere felici è una questione infantile. Un tabù, una malattia idiota che viene curata con l'esperienza. Perché la felicità ha molto a che fare con i propri sogni, e sognare è cosa da bambini ingenui.
Eppure, qualcuno si permette l'oltraggio di affermare di essere felice. Come Matthieu Ricard, un uomo di quasi settant'anni con un passato da genetista molecolare, che ha lasciato tutto per convertirsi al buddismo. Gli specialisti in neuroscienze affettive dell'Università del Wisconsin, impegnati nell'individuare i fattori neurali determinanti la felicità, dopo aver studiato il cervello di numerosi individui, hanno affermato che quello di Ricard ha manifestato le maggiori quote di benessere emotivo. Per questo è stato da loro definito «l'uomo più felice del mondo».
Essendo uno specialista della felicità, immaginiamoci di andare a trovarlo nel monastero Shechen Tenny Dargyeling (Nepal), dove vive. Forse ci accoglierebbe con un sorriso e ci ripeterebbe un suo motto diventato ormai famoso: «Se cerchiamo la felicità dove non c'è, ci convinceremo che non esiste». 
Imparare a dirsi «sto cercando nel posto sbagliato» non è cosa facile. È un po' come rendersi conto di aver fatto un errore; e ogni luogo sbagliato nel quale abbiamo cercato, diventa un motivo nuovo per smettere di cercare.

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