Stringi i denti, ti graffi le mani, batti le gambe e, malgrado gli sforzi per salirci, nulla sembra accadere. Senti tutta la tua ostinazione nel corpo, nei pensieri, nella paura di perdere il tesoro appena conquistato. Potresti soffocare questa paura, dicendoti che non fa niente, che tanto stavi bene anche prima, che… che… e potresti lasciar perdere, ma la forza del rimpianto è già in agguato, e torna la smania di riaverlo. Non ti accorgi che stai trattenendo il respiro… Allora, ti invito a cambiare posizione.
Prova invece a immaginare di fermarti per un momento e stare lì, soltanto per osservare tutto quello che accade dentro di te; stare lì con lo scoglio, con la paura, con la smania, con il tuo corpo contratto. Osserva, ascolta, stai e travasa tutto nel mare, così: pian piano socchiudi la bocca, distendi i muscoli e ascolta il tuo respiro farsi più regolare, mentre lo accompagni a espandersi in tutto il corpo nell’atto di espirare che, finalmente, arriva. Inizi a mollare la presa, senti l’acqua che ti accoglie, smetti ti annaspare e ti lasci galleggiare. Prova a starci totalmente e stai con te.  Accompagnati, affidati al mare che ti sostiene mentre distendi le gambe, le braccia, e stando nel suo abbraccio senti che, quel mare, sei tu che ti abbracci. E rimanendo in tale abbandono, vedi ora attraverso le ciglia il cielo dritto sopra di te, che ti guarda dall’alto mentre senti che, quel cielo, sei tu che ti guardi. E il tuo pensiero ritorna alla perla, quanto è bella! Provi gratitudine per averla potuta ammirare tenendola tra le mani, e ora la restituisci al mare. Quella perla sei tu che ti lasci andare. 

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