Un atto di convenienza, perché “non ne vale la pena”, ma che sprigiona un odore di perdita col retrogusto del rimpianto. Perché lasci andare qualcosa che credevi di possedere, ma forse, ora, ti chiedi se davvero fosse così. Forse non ne avevi così tanta certezza, e perciò la trattenevi: per paura di perderla. E ora, con un’azione volitiva hai deciso di mollarla, ma non ti rendi conto che ha talmente potere su di te da essere lei, in realtà, a trattenerti ancora. Perdi qualcosa che comunque ti mancherà. 
Senza dilungarmi troppo, ti propongo una piccola digressione che vale come premessa: prova a pensare che dentro di te abitino un artigiano e un artista. La mente artigiana valuta ciò che conviene, adatta, risparmia, aggiusta, conserva, controlla. La mente artistica spende, addirittura spreca, osa, rompe gli schemi, abbandona, si affida. È necessario, però, ricordare che ogni bravo artigiano dev’essere anche un po’ artista, perché non basta la tecnica quando occorre creatività per risolvere un problema. E che ogni buon artista deve essere anche un bravo artigiano, poiché la creatività senza una tecnica non porta a realizzare granché. 
Ma torniamo a noi, dove eravamo rimasti? Ah, sì, al lasciar perdere quando conviene rimuovere il problema. Quindi, da buon artigiano, esegui ciò che in quel momento è più utile, ripari qualcosa che non funziona. Guarda però cosa succede quando, invece che “lasciar perdere”, dici “lasciar andare”. 

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