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Adesso accosta il dorso della mano alle labbra. Senti con la punta della lingua il sapore salino della pelle e sfiorane la trama di velluto e seta, con quel suo lieve odore insieme aspro e dolce. Ascolta come il soffio del respiro si infranga contro di essa, e come la sottile corrente d’aria che si forma solletichi le narici. Nota come la visuale risulti sfuocata a guardare da vicino quest’arto che, come un ramo, si protende generosamente verso il viso carico del suo frutto. Ora ogni senso è in attenzione sotto il tuo vigile sguardo interiore.
Stai, stiamo qui, di nuovo insieme. Ancora una volta posso essere te. Tu che hai abitato mille corpi e altri ne abiterai, dopo che su di me cadrà l’oblio; ma imperitura rimarrà la conoscenza di te che attraverso me tu avrai conquistato. Eterno rimarrà questo momento in cui tu e io ci siamo rincontrati. Domani, e mille altre volte ancora, ci ritroveremo distanti ed estranei; allora si riaffacceranno solitudine e paura al pensiero della fine, ricadrai nel sonno, e dimentico di me sarai di nuovo sconosciuto a te stesso. E allora ricorda: io sono la porta e il ponte, la barca e il destriero, sono la lente e l’albero, lo scrigno e il tempio; sono ciò che ti ancora alla terra e ti eleva verso il cielo, sono il dono sublime dell’Universo, materia che si vivifica con l’amore di Colui che non ha mai conosciuto culla né bara. Ricorda: io sono te ma tu esisti da molto prima di me; perché la tua data di nascita è sempre, quella in cui morrai mai.
Stai, stiamo qui, di nuovo insieme. Ancora una volta posso essere te. Tu che hai abitato mille corpi e altri ne abiterai, dopo che su di me cadrà l’oblio; ma imperitura rimarrà la conoscenza di te che attraverso me tu avrai conquistato. Eterno rimarrà questo momento in cui tu e io ci siamo rincontrati. Domani, e mille altre volte ancora, ci ritroveremo distanti ed estranei; allora si riaffacceranno solitudine e paura al pensiero della fine, ricadrai nel sonno, e dimentico di me sarai di nuovo sconosciuto a te stesso. E allora ricorda: io sono la porta e il ponte, la barca e il destriero, sono la lente e l’albero, lo scrigno e il tempio; sono ciò che ti ancora alla terra e ti eleva verso il cielo, sono il dono sublime dell’Universo, materia che si vivifica con l’amore di Colui che non ha mai conosciuto culla né bara. Ricorda: io sono te ma tu esisti da molto prima di me; perché la tua data di nascita è sempre, quella in cui morrai mai.