È mia anche quella mente che si è messa in allerta a queste mie parole, e a cui ti aggrappi per eludere la vertigine della separazione. Anche lei non è te, perché è parte di me: è l’attrezzo, un mero strumento che ci è dato per stare in questo mondo. Ma sei tu, con la tua cedevolezza, ad averla eletta a nostra comune tiranna. Vedo come lei ti usa e ti possiede, come ti identifichi nei pensieri compulsivi che lei produce in continuazione, come ti assedia col suo flusso incessante di ansie, giudizi, eccessi, polemiche interiori. Così, ogni volta che insegui invano quanto succede fuori di te senza fermarti mai a chiederti cosa succeda in te; ogni volta che non senti il bruciore dei graffi che fin da bambino segnano la tua anima; o quando diventi uno con quel che credi di pensare, temere, bramare, detestare o rifiutare, tu e io svaniamo tra le nebbie della dimenticanza. C’è un impostore in noi, figlio della mente, che ci dà ordini a tua insaputa, è il tuo ego. Osservo come ti trascina in continuazione nelle recriminazioni e nelle nostalgie del passato e nelle aspettative e i timori del futuro. Eppure, è solo l’oggi, il tempo in cui – insieme – possiamo realmente essere. Perché ogni insegnamento è dato per il presente, il solo momento in cui può essere seminato per dare frutto. Impariamo per l’ora, non per il domani. Se non abitiamo l’adesso, il futuro è solo un incubo travestito di speranza. Quindi, sappi: tu non sei ciò che pensi, temi, brami, detesti o rifiuti. Non sei il tuo nome, non il tuo sesso, né il lavoro che fai per guadagnarti da vivere, né ciò che possiedi, non il paese in cui vivi, né ciò che gli altri pensano e dicono di te. 
Ciò che proferisci tu sostengo anche io, ma quel che esprimi tu non tutto viene da me.

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