Quella domenica si riunì con tutti i fratelli della comunità di Roma per l’elezione. Due furono i nomi che la comunità indicò: Igino e lui. Alla conta dei voti 333 erano a favore di Igino e 333 votarono per Valentino. Ci fu solo una astensione. Tutta la comunità volse la propria attenzione al fondo della sala. Nell’ultima fila era seduto un uomo, un recente neoconvertito che pochi conoscevano. Aveva mantenuto sempre la testa bassa, gli occhi chiusi e non aveva partecipato alla votazione. Il silenzio assordante venne rotto solo dalla voce del diacono Mattia: «Fratello, tu hai il potere di rompere il pareggio, su dunque… chi scegli? Il fratello Igino o Valentino?».
L’uomo lentamente alzò il capo, guardando Valentino dritto negli occhi. In quell’istante lui si sentì mancare e la sua mente venne invasa da strani mormorii: «Pensi di poter eliminare il culto che a me viene rivolto dalla notte dei tempi? Da sempre e in tutti i luoghi del mondo mi viene dedicato il sangue di donne, uomini, bambini e animali. E io mi nutro di quel sangue, mi alimento di quell’odore.

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