Passarono poco più di vent’anni da quella mattina burrascosa e silenziosa, quando il giovane si recò ad Alessandria d’Egitto con l’obiettivo di entrare in una scuola misterica cristiana guidata da un certo Teuda, il quale affermava di essere diretto discepolo di Paolo di Tarso e di aver appreso da lui insegnamenti segreti che Gesù tramandò solo ad alcuni dei suoi allievi. Nella stessa città in cui, qualche decennio dopo, Ipazia avrebbe insegnato la filosofa, Valentino giornalmente frequentava la maestosa biblioteca della città con l’obiettivo di approfondire quanto insegnato dal Maestro Teuda, i cui insegnamenti stimolavano la sua giovane mente tumultuosa. Un giorno, tormentato da alcune questioni filosofiche, si rivolse al suo maestro con il cuore contrito, addolorato del fatto che il dubbio ancora albergasse nel suo cuore. «Sin dai tempi di Socrate sappiamo che la resurrezione del corpo è impossibile, un’inezia fantasiosa, un segno di debolezza mentale… Credere che l’uomo Gesù sia risorto e che il suo corpo sia volato in cielo è qualcosa che una parte di me non riesce ad accettare». Teuda lo guardò con compassione e rispose: «Solo gli animali non hanno dubbio alcuno; tu sei un uomo e sei chiamato a usare le tue perplessità per ampliare la tua gnosi (conoscenza)». Subito dopo, gli fece chiudere gli occhi e una luce accecante illuminò il suo sguardo. Era il Cristo illuminato con del pane fra le mani. I suoi occhi si riempirono di lacrime e la Voce sussurrò queste parole: «Quel corpo che io ti ho dato da mangiare è il corpo vivo della resurrezione. Mangiane e risorgi con me in questo stesso istante».
VALENTINO: IL MAESTRO DIMENTICATO
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- Scritto da GIOVANNI MARIA QUINTI
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