Sotto l’impulso di quelle parole, così scrisse nel suo diario: «Nel cuore degli uomini esiste un dio belligerante, assetato di sangue e vendetta, un dio che chiede sacrifici e che gode della sofferenza; un dio geloso che castiga i suoi nemici e benedice coloro che innanzi a lui si prostrano. Il nome di questo dio minore è il Demiurgo. Ed è un dio che giammai muore. Perché mentre vive nel cuore del torturatore, getta le sue radici anche nel cuore della vittima attraverso l’odio per il suo carnefice. Gesù, invece, ci ha fatto conoscere il Dio Vero, un Dio silenzioso, non più un Dio Padre, bensì un Dio fratello e amico. Che soffre con te, che lotta con te, che ti rimane accanto in ogni momento, un Dio che non vuole che tu muoia per lui, ma che tu viva per conoscere meglio te stesso».
La grande intelligenza di Valentino e la sua sensibilità spirituale gli permisero di riscuotere un notevole successo presso la curia romana. D’altra parte, Valentino sapeva che quanto insegnatogli da Teuda e da Paolo prima di lui, non poteva essere proclamato a gran voce. Già solo affermare che il Dio dei Giudei, un dio assetato di sangue e vendetta, era in realtà il Demiurgo, avrebbe condotto la Chiesa a una inutile e sofferta scissione. Inoltre, anche coloro che avessero accettato il messaggio avrebbero corso il rischio di odiare coloro che lo rifiutavano, mettendosi in questo modo, senza nemmeno rendersene conto, nuovamente sotto il suo giogo.
VALENTINO: IL MAESTRO DIMENTICATO
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- Scritto da GIOVANNI MARIA QUINTI
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