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E ora immaginiamo, ognuno per conto proprio e in questo preciso momento, che ci stia guardando.
Cosa vedrebbe?
La risposta è soggettiva e va rispettata. Nel caso più auspicabile, qualsiasi cosa veda, non prevede giustificazioni, o assoluzioni, né condanne e nemmeno complimenti, perché chi sta guardando osserva e lo fa senza giudicare bene o male. Semplicemente comprende e ritiene ciò che vede sia importante, prezioso, speciale. È ben diverso da ciò che vede il sabotatore ignoto, ma in cui spesso siamo identificati, che disapprova la nostra fame di visibilità e ci boicotta imponendo la paura dell’esclusione. E qui subentra il peso dell’inadeguatezza, e avanzano come soldati le malcelate pretese di importanza che si manifestano il più delle volte attraverso goffi tentativi e conseguenti permalosità. Ignoto terrorista, perché non lo vediamo e nemmeno sappiamo che esista. Che meraviglia riuscire un giorno a vederlo con l’aiuto del santo e compatire la sua ansia, riconoscere la sua necessità e farlo sentire considerato. Potrebbe calmarsi e trasformarsi in amico.
Speriamo che questi nostri bambini abbiano un giorno voglia di imparare un diverso modo di guardarsi e di farlo proprio, perché questa è la buona novella tramandata, ma troppo spesso travisata.
Se i nostri piccoli e coraggiosi tuffatori potranno imparare - questo è l’augurio - a guardarsi senza colpa, senza giudizio, senza paragoni, conoscendo e accettando chi sono, avranno pur sempre bisogno dello sguardo dell’altro (e meno male!), ma non ne saranno schiavi. Saranno padroni di quello proprio, autentico e compassionevole verso sé stessi e verso il mondo. Uno sguardo che potrà restituire solo inclusione, tenerezza e gratitudine. Il Santo Osservatore costituirà un elemento nuovo e sano che ognuno di loro potrà, se lo vorrà, riconoscere dentro di sé e alimentare con l’attenzione.
E allora grazie a Simone, Martina e Riccardo per essere come sono, per i loro salti, per le grida ridenti, per la gioia di avere una mamma cui chiedere attenzione. Grazie per la nostalgia dei bimbi che tutti siamo stati, per la tenerezza del bisogno di essere visti e per aiutarci a ricordare la bellezza di questa presenza che, prima di ogni altra, costantemente risponde in noi: «Sì, ti vedo».