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Riccardo potrebbe vedersi in pericolo costante e persino incapace, quindi esitare a vivere preferendo spesso la rinuncia, sentendosi vittima e perdente. Oppure reagire con comportamenti sfrontati, rischiando di essere maldestro e di suscitare disapprovazione. Cambiano le risposte reattive, ma inesorabilmente la lente ha fatto il suo lavoro e, dentro e fuori, lo sguardo non cambia.
Se questo si verificherà, potremo anche pensare che il modo di vedere loro stessi condizionerà il modo di vedere il mondo, ma lo stesso sguardo verrà pure proiettato in quello degli altri, che così a sua volta confermerà tale visione. Ciò accadrà meccanicamente, secondo un processo di stimoli e risposte, soprattutto nel momento in cui si verificheranno situazioni analoghe a quelle originarie, ma anche solo evocative. In realtà questi nostri ex bambini staranno perdendo di vista loro stessi, poiché tutto starà avvenendo in maniera inconsapevole.
Sembra non esserci scampo e invece vogliamo dare loro una buona notizia: esiste un modo per uscirne ed è la costruzione di un nuovo sguardo. Il primo passo sarà per loro rendersi conto di come si giudicano e dei meccanismi che ne derivano, iniziando proprio a osservarli, cioè a guardarli con interesse, a studiarli come farebbe un ricercatore. Soprattutto non giudicandoli, imparando a guardare sé stessi con occhi nuovi. Ci vorranno tempo e intenzione, poiché troppe sono le distrazioni e i condizionamenti. Sarà un’attività che dovranno apprendere e coltivare con pazienza e costanza, meglio se verranno accompagnati da altri che la affrontino insieme a loro, e magari guidati da qualcuno che questo nuovo sguardo lo abbia già acquisito.