LE FERITE INFERTE DAL DOLORE
Tutto ciò che accade nelle nostre vite lascia un segno dentro di noi, provocando ferite delle quali, per riuscire a star meglio, bisogna imparare a prendersi cura. In Giappone quando un oggetto in ceramica si rompe, lo si ripara con l’oro, poiché si è convinti che un vaso rotto possa diventare, una volta riparato, molto più bello di un vaso integro. Questa tecnica è chiamata: Kintsugi o Kintsukuroi (letteralmente, “riparare con l’oro”), e consiste nell’incollare tra loro i frammenti con una lacca giallo rossastra naturale e nello spolverare le linee delle crepe che si formano, con della polvere d’oro. Il manufatto, così trattato, risplende di più proprio nelle parti in cui si era rotto, trasformandosi di fatto in un pezzo unico e pregiato. È interessante la filosofia che sta dietro tale pratica: il dolore non è un sentimento di cui vergognarsi, da eliminare o da nascondere. Le imperfezioni narrano una storia, come le crepe dell’oggetto vengono valorizzate e rese “luminose”, così anche le cicatrici, i difetti fisici e le ferite dell’anima non sono celati ma mostrati alla luce. Occultare i segni del dolore genera l’effetto di allontanare le persone dalla comprensione veritiera della propria esistenza, e dagli insegnamenti celati nelle ferite ricucite d’oro dai nostri amici giapponesi.
IL VOLTO DEL DOLORE
Qualsiasi cosa osserviamo è visibile attraverso la sua immagine, allo stesso modo anche il dolore può avere un volto. Se ci mettiamo davanti a uno specchio e guardiamo il nostro viso, che cosa vediamo? I nostri volti parlano di noi, così come i nostri corpi, prima che qualsiasi parola venga pronunciata. Se il dolore in noi non viene integrato, assimilato, compreso, trasformato, sarà un tratto importante del nostro volto, del nostro stare insieme agli altri; se invece lo riconosciamo e gli diamo il giusto spazio, diviene parte integrante del nostro essere: una sfumatura sulla nostra tela. Se prendiamo ad esempio i sette colori dell’arcobaleno, essi possono rappresentare le nostre emozioni o il nostro mondo interno. Se ci identifichiamo totalmente in un’emozione, ad esempio il dolore, che potrebbe essere paragonato al colore viola, questo coprirà tutta la scala dei sette colori, trasformandoci in una macchia scura; così come se in cucina, preparando una minestra, aggiungiamo troppo sale, il suo sapore coprirà tutti gli altri, sapientemente abbinati per crearne il gusto.
LA TIRANNIA DEL DOLORE E I SUOI MILLE TESORI
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- Scritto da VIOLA CACACE
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