La storia di Walter - Ci siamo incontrati una sera di sette anni fa, Walter era assorbito dai suoi pensieri, ma aveva quell’espressione di chi stava soffrendo molto, e cercava di nasconderlo, forse anche a se stesso... Dopo dieci minuti di conversazione, in cui abbiamo parlato del più e del meno, mi racconta di aver da poco salutato il suo miglior amico, mancato dopo una lunga malattia. Questo evento aveva generato in lui un cambiamento nel modo di percepire la realtà, la sua vita e i suoi progetti, perché la morte dell’amico aveva tolto importanza a tutti quei piccoli problemi che avvelenavano la sua esistenza. «Quanto siamo piccoli…», mi disse quella sera, «insieme a Valerio è morta una parte di me», confidandomi sottovoce che molte cose per lui adesso avevano perso senso. 
Sonia, Luca e Walter hanno ciascuno una diversa modalità di percepire il dolore, così come il proprio modo di interpretare la vera natura degli eventi. Alcune persone, dopo un forte dolore, raggiungono nuove comprensioni che le fanno diventare migliori. Negli ultimi vent’anni, grazie  soprattutto al fiorire della psicologia positiva, si è diffusa un’area di ricerca che indaga sugli aspetti positivi conseguenti a eventi traumatici (Tedeschi, Park e Calhoun, 1998). La ricerca condotta da Tedeschi e Calhoun prendeva in esame alcune tipologie di persone vittime di traumi, le loro reazioni e il loro stato psicologico in seguito agli eventi vissuti. I ricercatori hanno maturato delle nuove considerazioni relative a un’inaspettata tendenza di alcuni soggetti, che non solo avevano mostrato di reagire bene alle circostanze, ma avevano addirittura intrapreso un cambiamento positivo. I due autori, indagando la natura di questi processi, hanno sviluppato un modello teorico e coniato il termine “Crescita Post Traumatica” (Posttraumatic Growth – PTG), riferendosi con esso a un cambiamento psicologico positivo come risultato di una lotta contro circostanze di vita altamente dolorose. E così, dentro di noi, è come se l’evento traumatico fosse un terremoto che - sconvolgendo ogni cosa - ci costringe a ricostruire, e ricostruendo tutto non sarà più come prima: molte persone acquisiscono una maggiore saggezza nei confronti della vita. Ma non per tutti il dolore è un maestro, a volte è – semplicemente – dolore; altre volte è simile a una terrazza dalla quale possiamo scorgere un magnifico giardino fiorito. Attraverso l’ascolto delle storie di Sonia, Luca e Walter è evidente come possa capitare a tutti di perdersi nel dolore e venirne risucchiati. Ma cosa si può fare per evitare che ciò accada? Potremmo provare a osservare dentro di noi di non essere solo quel dolore, quel momento difficile, ma che siamo anche altro. Perché, oltre al dolore e ad altri stati emozionali, dentro di noi esiste un centro di coscienza che è libero: da stati d’animo, da sentimenti e sensazioni. Per sperimentare questo centro bisogna però prima osservare che in noi opera una molteplicità di parti ed emozioni. Iniziando a conoscerci nei nostri aspetti molteplici, potremmo non identificarci più con essi e con il tempo riappropriarci di grandi risorse energetiche e, soprattutto, costruire una stabilità interiore. Edificare questo nostro “centro” vorrà dire restare calmi nel pieno di una tempesta, avere un “posto sicuro” dove stare, ed è lì che si potranno fare delle esperienze evolutive. In questo, ad esempio, la pratica quotidiana della meditazione può essere di grande aiuto.

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