Quindi, questa variazione climatica sta portando il pianeta a surriscaldarsi dando origine a eventi meteorologici estremi come alluvioni, piogge torrenziali, mareggiate, siccità e ondate di calore insopportabili, ma anche eventi più lenti e inesorabili nel loro effetto, come la fusione dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare e la perdita di biodiversità. I ghiacciai si fondono e crollano, il terreno frana tra smottamenti e fiumi di fango: già abbiamo avuto diverse esperienze che hanno causato parecchie vittime anche in Italia. Dati che fanno tremare i polsi e denunciano una situazione che mette a repentaglio la nostra stessa esistenza.
Non c’è da meravigliarsi che si stia affacciando una nuova patologia: la solastalgia (deriva dall’unione del termine inglese solace - conforto - e nostalgia, quindi nostalgia del conforto), una forma di malinconia davanti al disastro ambientale, un’eco-ansia che colpisce soprattutto le giovani generazioni afflitte da senso di impotenza e di ingiustizia, di rabbia e frustrazione. Sempre al MUSE di Trento si è attivato il “Circolo climatico”, un gruppo di auto-mutuo-aiuto in cui i giovani si possono confrontare con esperti e con psicologi cercando di capire quali siano i comportamenti meno impattanti, ricordando la ricchezza della natura e accrescendo consapevolezza. Un bell’esempio di concretezza creativa, oltre i giudizi e le critiche peraltro giustificati, ma che da soli non fanno altro che alimentare la depressione.

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