«Evidentemente, Fra Riccardo, ignorava di che tipo di luce si trattasse». Fra Seba tace pensieroso.
“(…) e pensava provenisse dalla Luce vista all’inizio in alto, che provenisse dal velo del tesoro della Luce. Voglio andare in quel luogo (…) essere in condizione di recarmi alla Luce delle Luci, nell’altezza delle altezze (...)” 
“I seguaci dell’Arrogante (Demiurgo) la inseguirono adirati contro di lei perché aveva pensato alla gloria e vollero divorarla (…) Sophia divenne molto debole: cominciarono a eliminare tutte le sue forze luminose (…) la circondarono e la oppressero” 
[2]
«Fra Seba, capisco poco», mormora come tra sé Fra Riccardo, scuotendo il capo canuto.
«Anch’io Fra Riccardo, ma sto ricostruendo e in parte affidandomi alle intuizioni che mi derivano da dentro… Sophia, pur animata da un amore totale per la Luce Vera, si ritrova in una condizione miserevole, perché il suo amore per la Luce è totalizzante, ma forse – da quanto capisco – sceglie il modo sbagliato per raggiungerla. Quante volte, Fra Riccardo, abbiamo scelto nella nostra vita di arrivare a un fine, giusto in sé, utilizzando il metodo sbagliato! Vuoi forse che questa Sophia sia un’invenzione pura e semplice? Suvvia, non è possibile: invero si tratta della metafora del nostro cammino interiore. E questo la imprigiona come imprigiona noi, come dicevamo sopra. Anzi, la tira giù in luoghi inferiori rispetto a quelli in cui era. Sophia si illude di poter raggiungere la Luce Suprema con le sue sole forze, ma questo la fa precipitare. L’unico mezzo per riuscirci – e qui la voce del monaco diventa un sussurro – è infatti, come sai, attraverso l’opera di salvezza del Cristo che è in noi, l’inviato speciale che lo Spirito manda per sottrarre forza alle potenze che spadroneggiano nel mondo e per salvare e innalzare coloro che desiderano la Luce delle sfere superiori.
 
[2] Ibid.

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