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L’amore che genera sé stesso è il premio più grande e, affinché queste non restino parole, vale la pena riflettere e provare a sperimentarlo quando si presenta l’occasione.
Vogliamo concludere sempre con Matteo (5:1-12] sul discorso della Montagna, dove la prima beatitudine recita così:“Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli”
Alla luce di quanto suggerito finora, potremmo parafrasare in questo modo: beati coloro che, accorgendosi di essere lontani dallo Spirito, lo cercano per diventare sovrani del proprio Regno interiore. Re e regine di un reame fatto di tanti sudditi diversi: ci sono i mercanti, i sofferenti, i ladri, i lebbrosi, le prostitute, i bari, i dottori, i filosofi, gli orfanelli, i santi e molta altra umanità. Ci sono esseri soprattutto fragili e vulnerabili. Questo, se siamo onesti, lo possiamo riconoscere tutti e finché non diamo dignità di patria ad ognuno, il regno è instabile e la gente non è felice: ce lo fa sentire in ogni modo, anche attraverso il corpo.
Pensiamo a quanto neghiamo la nostra fragilità, a quanto aborriamo l’imperfezione. Quanto siamo ricchi di presunzione nel rifiutarne l’idea e nell’ostinarci ad affermare, fino all’ultima forza che ci rimane, la nostra impeccabilità.
Non riusciamo ad ammettere un errore e a chiedere serenamente scusa. Non riusciamo a chiedere aiuto per orgoglio. Non riusciamo a evitare di sentirci esclusi quando il mondo va semplicemente per la sua strada. Non riusciamo a non sentirci sbagliati se le nostre proposte e i nostri servizi vengono evitati. Non riusciamo a esimerci dal voler avere sempre ragione e dal giustificarci comunque. Proprio per non sentire di valere meno, per essere ricchi in gratificazioni, siamo i primi a tradire da dentro i cittadini bisognosi che abitano il nostro regno.
Impoverirsi vorrebbe dire rinunciare all’immagine ideale di noi stessi che ci opprime con le sue richieste esose e fatalmente guerrafondaie. Vorrebbe dire rinunciare alla vanità, alla supponenza, all’invidia e a tutto ciò che conviene al despota che usurpa il nostro regno.