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Durante questa esperienza mistica, Gichtel vide come il corpo umano fosse attraversato da centri di energia collegati ai pianeti, e comprese che il processo di rinascita spirituale consisteva nella trasformazione di questi centri attraverso l'azione della luce divina. Questa rivelazione divenne il cuore della sua Theosophia Practica, opera pubblicata nel 1696 corredata da straordinarie tavole colorate che mappano i centri spirituali del corpo umano, collegandoli ai pianeti e alle forze divine.
Attraverso questo testo, possiamo vedere come il cristianesimo esoterico abbia mantenuto viva la visione dell'essere umano come microcosmo, in cui corpo, anima e spirito sono interconnessi attraverso specifici centri energetici, ognuno correlato a qualità divine e processi di trasmutazione interiore. La comparsa di quest'opera nel contesto protestante del XVII secolo testimonia inoltre come il filo d'oro della Gnosi sia riemerso nei secoli anche all'interno delle stesse chiese istituzionali, trovando espressione attraverso mistici illuminati come Gichtel.
Immaginiamo di sfogliare le pagine della Theosophia Practica e di trovarci davanti alle sue straordinarie tavole anatomiche. La prima cosa che colpisce è la precisione con cui Gichtel ha mappato i centri sottili del corpo umano, creando un ponte inaspettato tra la tradizione cristiana e le antiche conoscenze orientali.
Nella prima figura vediamo l'essere umano nella sua perfezione originaria, l'Adam Kadmon della tradizione kabbalistica, l'essere umano primordiale, creato a immagine di Dio. I centri sono disposti in una sequenza precisa: nella fronte troviamo lo Spirito Santo, rappresentato in oro; nella laringe è situato un centro argenteo chiamato "Sophia, specchio di Dio"; nel cuore risiede un centro radiantissimo associato a Gesù; nella milza un centro azzurro con fiamme bianche porta il nome di Geova[2].
Ma è la terza tavola che rivela qualcosa di sorprendente: una spirale che collega sette centri, ognuno associato a un pianeta. Dal sommo del capo (Saturno) la spirale discende fino alla vescica (Luna), risale alla fronte (Giove), tocca la milza (Mercurio), il collo (Marte), il fegato (Venere) e culmina nel cuore, dove troviamo il Sole. Questo sistema planetario interiore ricorda sorprendentemente i chakra della tradizione indiana, sebbene Gichtel sia giunto a questa conoscenza attraverso un percorso completamente diverso.
[2] Nell'esoterismo cristiano del XVII secolo, Geova si riferisce al nome divino derivante da un'errata traduzione delle quattro lettere ebraiche del Tetragramma YHWH (יהוה). In ambito esoterico-cristiano, Geova evoca il principio vitale che anima e sostiene la forma fisica, in linea con la visione alchemica e cabalistica della fisiologia spirituale e non ha alcuna relazione con il movimento religioso dei Testimoni di Geova.