Attraverso l’illustrazione di un antico testo, la Theosophia Practica, l’autore presenta le tracce di una dottrina sui centri energetici dell’essere umano, presente nella nostra tradizione occidentale. Si rivela così un ponte di connessione tra la mistica cristiana e quella orientale.

La riscoperta dei testi gnostici ritrovati a Nag Hammadi rappresenta una delle più straordinarie avventure spirituali della nostra epoca. La nostra scuola si dedica con passione allo studio e alla meditazione di questi antichi insegnamenti che ci rivelano un cristianesimo dalla profondità inaspettata e orizzonti sempre più ampi di quanto avessimo finora immaginato. Tuttavia, nel corso di questa ricerca, abbiamo riscoperto altri preziosi scritti di natura gnostica che ci hanno rivelato come, dopo la sua condanna come eresia nel IV secolo, la Gnosi abbia continuato a tessere occultamente il suo disegno attraverso i secoli, manifestandosi in diverse correnti spirituali come l'Alchimia, l'Ermetismo e i Rosacroce.
In questo contesto, uno scritto del XVII secolo merita particolare attenzione: la Theosophia Practica di Johann Georg Gichtel (1638-1710). Quest'opera rappresenta un tesoro nascosto della letteratura mistica cristiana, soprattutto perché è uno dei rarissimi testi occidentali che descrive esplicitamente i centri energetici dell'essere umano, una dottrina ben nota nelle tradizioni orientali come l'induismo, il buddhismo e il taoismo, ma più difficile da rintracciare nel cristianesimo.
Gichtel, mistico tedesco e seguace degli insegnamenti di Jacob Böhme[1], consacrò la sua esistenza alla ricerca spirituale tra Ratisbona e Amsterdam. Non incontrò mai personalmente Böhme, ma studiò approfonditamente i suoi scritti e si considerava suo discepolo spirituale. La sua vita fu segnata da una drammatica crisi interiore nel 1668, quando aveva trent'anni. Per tre mesi visse in uno stato di profonda angoscia e tormento interiore, sentendosi completamente abbandonato da Dio. Questa "notte oscura dell'anima" culminò in una straordinaria visione in cui gli fu rivelata la struttura sottile dell'essere umano e il processo di rigenerazione spirituale, illuminando il percorso che avrebbe poi descritto nel suo sistema di corrispondenze tra microcosmo e macrocosmo.
 
[1] Jacob Böhme (1575-1624) fu uno dei più influenti mistici cristiani tedeschi. Cresciuto in ambiente luterano, era un semplice calzolaio che ebbe profonde esperienze mistiche che lo portarono a scrivere numerosi trattati sulla natura di Dio e sul processo di rigenerazione spirituale. Le sue opere, pur nascendo in ambiente protestante, andavano ben oltre l'ortodossia luterana, attingendo a fonti ermetiche e alchemiche.
 

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