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La poesia e Dio
I letterati veri, quelli accademici per intenderci, ci perdoneranno se in quanto segue deraglieremo dalla via tracciata dagli umanisti allargando il campo della poesia a opere che ufficialmente non potrebbero essere chiamate tali, ma che per alcuni di noi aspiranti gnostici forse lo sono. Ci riferiamo qui a quanto detto sopra su quell’aspetto della conoscenza che afferisce alla rivelazione, nota appunto ai profeti dell’Antico Testamento. La poesia è un canto meraviglioso e, partendo dall’inizio, possiamo chiederci: la poesia biblica esiste? Esiste eccome!
Ennio Morricone diceva dei Salmi: “Un poeta è mediatore tra sé stesso e gli uomini, il salmista è un mediatore tra gli uomini e Dio”. Il compositore parla anche di poesia nascosta e di rapporto dei Salmi con la musica, ma l’idea di fondo è che la parola ispirata non inventi un qualcosa da dire ma intercetti la giusta frequenza per dire ciò che la fede e l’ispirazione divina la conduce a significare.
Girolamo e altri Padri della Chiesa riconoscono che diversi passi della Bibbia siano scritti in forma poetica, perché spesso sono in esametri o altre forme metriche classiche. David, ammesso che i Salmi siano opera sua, non compone poesie ma preghiere e non scrive di sua iniziativa ma ispirato dall’Alto.
Allora il grande poeta sarebbe Dio? Risposta ardua: non ci azzardiamo a rispondere.
Leggendo con attenzione il mare sconfinato dell’Antico Testamento troviamo che sia poesia, quando così si canta l’essere umano nel Salmo 8,6: «… l’hai fatto poco meno di un dio/di gloria e d’onore lo hai coronato…».[7]
Nel Cantico dei Cantici:
«Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come il regno dei morti è la passione:
le sue vampe sono vampe di fuoco».[8]
[7] Antico Testamento, Sal. 8,6.
[8] Cantico dei Cantici. Tra i libri sapienziali, nella Bibbia greca dopo l'Ecclesiaste, nella