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Parlare di poesia oggi, su una rivista spirituale, può aver senso? Crediamo di sì, per la vibrazione che porta con sé e per la sua vicinanza con la musica, il canto e la rivelazione che attraverso parole ispirate dal profondo è capace di trasformare stati di coscienza.
Una conoscenza adolescenziale
Una figurina esile, minuta, vestita di nero, capelli grigi entrava in classe: unica concessione a un femminile non così dolente, un filo di perle candide al collo. Dalle maniche uscivano due mani sottili, bianche bianche con la fede all’anulare sinistro. Finché non saliva sulla pedana della cattedra non ci accorgevamo neanche che fosse entrata. Eravamo tutte prese dalle nostre chiacchiere, dalle nostre normali corbellerie adolescenziali.
Volgendo lo sguardo alla cattedra ci zittivamo all’improvviso. Lì lei, la prof Vivaretti, grandeggiava della sua straordinaria cultura e all’istante, in classe, si faceva silenzio.
Si vociferava nei corridoi del liceo che fosse diventata così come la vedevamo, dopo la morte prematura dell’unica giovanissima figlia. Tacevamo con rispetto, al vederla lì, silenziosa aspettando che la calma tornasse. Tacevamo davanti a quel dolore immenso e travolgente. Eravamo in prima liceo, allora quarta ginnasio, e lei insegnava italiano, latino e greco. Aveva un modo unico e irripetibile di dirci con voce flebile di sederci: gli occhi sempre con quello sguardo doloroso da Maria ai piedi della Croce.
Prima di cominciare la lezione e di aprire registro e libri, ci decantava dei versi scelti qua e là dall’ immenso patrimonio letterario dell’umanità. Tra i preferiti c’era Kavafis con la sua Itaca che avrei imparato successivamente ad ammirare:
«… sia lunga la via
Piena di conoscenze e di avventure.
Non temere Lestrigoni e Ciclopi
O Poseidone incollerito:
nulla di questo troverai per via
se tieni alto il pensiero, se un’emozione
eletta ti tocca l’anima e il corpo…»[1]
Mi colpivano gli ultimi due versi di cui vagamente intuivo il senso:
«… se tieni alto il pensiero, se un’emozione
eletta ti tocca l’anima e il corpo…»
Ricordo che una sorta di nebbiolina lattea mi invadeva la mente mentre il cuore avvertiva una vibrazione sconosciuta. Cosa voleva dire? O meglio, cosa mi stava succedendo? Ecco quello deve essere stato il primo minuto in cui la poesia ha fatto irruzione prepotente nel mio cuore di ragazza spensierata, eppur già problematica sotto certi aspetti. Mi mise in comunicazione con parti di me che sarebbero poi fiorite negli stadi successivi della mia vita e della mia professione. Ma di quella misteriosa vibrazione del cuore parleremo ancora.
[1] Kavafis C., Itaca.