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Ange Fey, che da anni si occupa di accompagnamento ai morenti, racconta nel libro “Alla fine si muore – comprendere la morte, accompagnare la vita”, la sua esperienza accanto a chi sta morendo e, quando presente, alla sua famiglia.
Cercando una improbabile definizione per quello che fa, nella prima pagina afferma: “Come definire – anche oggi – qualcuno che ‘sta’ semplicemente lì, presente a sé stesso e a quello che lo circonda, senza cercare o tentare di fare nulla? E poi, perché dare una definizione? Nel caso qualcuno preoccupato dell’ordine e dell’organizzazione delle cose ne avesse necessità, ‘esserelista’ mi diverte molto”.
Senza fare per forza qualcosa, semplicemente essere lì. Una bella sfida per chi come noi vive nella cultura del profitto e riduce tutto al risultato e alle rapide soluzioni in un’incapacità sempre più grande di tollerare l’insuccesso. Invece qui nulla deve succedere e tutto può essere.
Che bello poter fare la stessa cosa con il nostro morente interiore - perché, sotto sotto, a differenza di noi, lui sa continuamente che deve morire - così impaurito, rifiutato e che ha solo bisogno di essere ammesso e compatito, specialmente da noi.
Compatire è patire insieme, comprendere è prendere insieme, rispettare è accogliere quello che c’è e accettarlo così com’è. Compassione, comprensione e rispetto richiedono i tempi dell’attenzione e la pazienza di stare - non a caso si dice “stare attenti” - e invocano quel non fare che è la forma suprema del fare. Necessitano di un vuoto che si possa riempire dolcemente di una vibrazione più rarefatta e leggera, come una carezza d’amore. Per concludere sinteticamente, potremmo dare un nome a questa nostra stazione e chiamarla Ricordo di sé.