Lasciamoci ispirare da quest’ultima immagine e proviamo a ricordare una nostra piccola passione, che può essere banale come quella della signora col cappotto blu, o anche più complicata. Prova a fare una sosta davanti a questa passione e all’energia che risuona nel tuo cuore. Stai qui di fronte a lei per osservare, per sentire. Già si sta creando una distanza e, tu e lei, non siete più la stessa cosa. Allora puoi iniziare a pregare, cioè a stabilire una relazione con lei. Guardala: che aspetto ha? Osservala con interesse, le farà piacere e sarà disposta a rispondere alle tue domande che potrebbero suonare così: da dove vieni? Cosa mi porti? Quale storia mi devi raccontare? 
Invece di scappare, rimanere lì e incuriosirsi del proprio disagio, della propria rabbia, vergogna, senso di impotenza, o qualsiasi cosa sia. Fermarsi e dialogare, anziché fuggire cercando fuori la prima cosa che capita sulla quale scaricarla addosso per allontanarsene. Oppure restare semplicemente in silenzio e in ascolto. Perché stare significa esserci, ed è sufficiente questo, non occorre fare chissà cosa con il rischio di non esserci più. Non significa subire, ma è un atto di presenza. L’azione dello stare: una stazione appunto. 
Per dare l’idea usiamo la metafora della partoriente, che deve sostenere il dolore inevitabile e sempre più forte delle doglie durante il travaglio che precede il parto e che può durare anche parecchie ore. Chi ha vissuto questa esperienza, chi ha assistito, e qualsiasi ostetrica lo può confermare, sa che l’unico modo per non esserne sopraffatte è respirare e accompagnare la contrazione, ascoltarla e starci, senza identificazione, esserci. Ormai scappare non si può e anzi, più ci si oppone e ci si spaventa, peggio è: il dolore percepito diventa ancora più forte.
Insomma, tutto il contrario di quello che verrebbe da fare di fronte a qualcosa che si sente come pericoloso e malefico. Anziché reagire, agire diversamente in un modo che non necessita di particolari azioni. A dimostrazione che stare nel disagio non è passività, ma intensa e raffinata attività. 

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