Tania con quel suo desiderio di oro, parlando del Kintsugi, stava forse davvero inconsciamente accennando all’Alchimia senza neppure averla mai sentita nominare? Se nel suo profondo riuscisse a concepire vagamente che dalla sua materia grezza si possa ancora, malgrado tutto, estrarre dell’oro, la risposta sarebbe forse sì.
Ricordo che, guardando il work-in-progress dei disegni, mi erano tornate le parole del Vangelo di Verità: “Il perdono è l’eccedenza della luce nella deficienza…”. 
La Gnosi stupisce sempre. Descrive l’arte del perdono in termini di Luce e perdonare sé stessi è una luce che si accende in noi dopo un lungo lavoro nell’ombra/luce della nostra interiorità.
Tania ha, almeno lei, provato finalmente un po’ d’amore per sé stessa? Non ho risposte certe, ma forse è riuscita ad avere un briciolo di clemenza nei suoi confronti.
Ripensandoci nel silenzio di casa, mi chiedo col Vangelo di Verità se lei sia stata almeno in qualche momento il “profumo del Padre”. Prendo in mano il Vangelo e leggo “… il Padre ama il suo profumo e lo manifesta in ogni luogo: se esso si mescola con la materia, egli comunica il suo profumo alla luce…”.[2]
Questo profumo sacro e onnipervadente ha penetrato le spesse mura del carcere e si è fatto sentire almeno a Tania? 
Domanda senza risposta. Anche a noi della Scuola sono servite spiegazioni da parte della nostra guida e ancora spesso mi chiedo cosa sia veramente questo profumo… 
[2] Vangelo di Verità ne I Vangeli gnostici, pag. 39, a cura di Moraldi, Ediz. Adelphi.

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