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Qualche “grande”
Gandhi: «… il debole non è mai capace di perdonare. Il perdono è una caratteristica del forte…».
Ma di nuovo, si parla di perdonare l’altro o di perdonare sé stessi? E poi, chi può dirsi forte e chi debole? Queste categorie sono comunemente intese in un certo modo ma l’insegnamento spirituale sembra suggerire che si sia forti nel momento in cui si senta tutta la propria fragilità.
Buddha: «… perdona gli altri non perché essi meritano il perdono ma perché tu meriti la pace…».
Alexander Pope: «… errare è umano, perdonare è divino…».
Confucio: «… colui che non riesce a perdonare gli altri, rompe il ponte su cui lui stesso deve passare…».
Sembrano tutti, in qualche modo, connettersi con la spiritualità intesa in senso ampio: il perdono libera te che ti stai perdonando.
Come sembra difficile, tante volte, perdonarsi! Eppure, il perdono è uno strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore e la rabbia che si provano verso sé stessi è condizione necessaria per progredire interiormente.
Il perdono è l’essenza dell’amore. Amare è perdonare, perdonare è amare. Dove c’è amore non c’è bisogno di inseguire il perdono, perché quando ami, ami e basta.
Il perdono è l’essenza dell’amore. Amare è perdonare, perdonare è amare. Dove c’è amore non c’è bisogno di inseguire il perdono, perché quando ami, ami e basta.
Idee, ricordi… sono stanca.
Tornano le parole del Vangelo di Verità, “Il perdono è l’eccedenza della luce nella deficienza…”.[1] Sono finalmente calma
[1] Vangelo di Verità ne I Vangeli gnostici, pag. 46, a cura di Moraldi, Ediz. Adelphi.