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Problematico trovare le parole adatte per raccogliere il filo del discorso: le tirocinanti mi guardano. Chino la testa e rispondo con la calma che mi viene da un’ispirazione improvvisa: «Diciamo che è un’arte difficile, più difficile che dipingere o danzare. Bisogna pescare profondamente nel cuore. Tu dici di non essere stata perdonata. Tu hai mai perdonato qualcuno?». Silenzio.
Il nostro tempo è finito: «Se volete ne parliamo e ci lavoriamo la settimana prossima», azzardo. Ci salutiamo.
Ripresa l’auto, chiedo alle tirocinanti cos’è per loro il perdono. Mi danno risposte variegate, le lascio parlare. Ne emerge la versione più comune: perdonare chi ti ha fatto un torto.
Rimasta sola, torno a casa e mi chiudo nel silenzio più profondo e ripercorro quel che ho inteso degli insegnamenti riguardo al perdono. Ripensando a quanto detto in carcere e alle tirocinanti, mi torna in mente che un tempo le arti erano sette, poi nove e poi dieci.
Hillman aggiungerebbe l’ars moriendi e l’ars vivendi, e forse lì potrebbe incastonarsi l’arte che vorremmo aggiungere: quella del perdono.
Proviamo a entrarci. Di quale perdono stiamo parlando?
Comunemente, certo, il perdono è inteso come rivolto all’altro, al danneggiato da una mia azione. Tale accezione è presente anche in molte religioni. Nella tradizione cattolica ancora molti esitano ad accettareche quel folle amore disarmante di Cristo che sconvolge le logiche umane, tutto perdoni e tenti di comprendere anche gli atti di un criminale o di un assassino.
Nelle scuole spirituali non si parla tanto o soltanto di perdonare gli altri, ma soprattutto di perdonare sé stessi per quanto fatto. Il perdono non nasce dalla volontà, dovrebbe nascere dal cuore: è un processo di liberazione. Ci permette di liberarci del fardello che portiamo sulle spalle e di trovare pace interiore. Ma se lo facessimo solo per questo, sarebbe ancora qualcosa di meccanico.
Il perdono è un modo di prendersi cura di sé, non c’è bisogno necessariamente di uno “scambio” con qualcun altro. Avviene all’interno di ciascuno. Dobbiamo ascoltare il nostro cuore per sapere come fare.
Perdonare significa perdonare sé stessi per essere stati troppo a lungo in contatto con la propria ira e il proprio risentimento. Liberarsi di un rancore implica eliminare tossine da sé e ristabilire un qualche grado di armonia interiore. Perdonando sé stessi ci si apre a una forma di felicità nuova, a una nuova leggerezza e a una ripartenza di libertà e a nuove possibilità