«Perché mi sta raccontando tutte queste cose? - si chiede Irene - vuole impressionarmi forse?». «Sono qui per associazione mafiosa, i giudici vogliono che parli, ma io non posso parlare dottoressa! perché - se parlo - ammazzano i miei figli». 
A quel punto Irene vede sé stessa seduta di fronte a quel ragazzo, da un terzo punto, come un osservatore. «Sei di fronte al tuo nemico giurato, mia cara. Il nemico che hai combattuto tutta la vita, un mafioso, è seduto di fronte a te e ha il volto dei tuoi nipoti. Puoi offrirgli un'opportunità oppure puoi lasciarlo al suo destino, così quando uscirà dal carcere tornerà a delinquere nel suo ambiente e con ogni probabilità finirà ammazzato. Cosa senti in questo momento?».  
«Salvatore, non posso darti alcun suggerimento sugli aspetti legali della tua situazione, non spetta a me, e purtroppo neanche a te, giudicare. La vita ti ha messo in una condizione nella quale tu sei spinto tra due forze: una è la mafia e l'altra è la giustizia dello Stato. Sei come dentro un flipper, dove la pallina viene sbattuta da una parte e dall'altra dalle leve che vengono mosse in basso da qualcuno che tu non conosci. Sai chi è la pallina?». «Sono io», risponde Salvatore. «Bene, quello che io posso aiutarti a fare grazie al lavoro nel laboratorio è provare a costruire un percorso che riporti quella pallina nelle tue mani. La decisione di intraprendere questa strada però rimane solo tua. Ma ricorda, la tua vita ha un grande valore, tu sei importante». Salvatore sente improvvisamente delle lacrime che gli rigano il volto, si imbarazza e cerca qualcosa per asciugarsi gli occhi. «Mi scusi dottoressa, non so cosa è successo, sono anni che non piango» - «Non scusarti, le tue lacrime sono preziose. Ti accompagno in laboratorio, su andiamo!»." 

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