Giunta davanti al cancello principale della casa circondariale, la prima guardia giurata le chiede i documenti. Oltre il cancello c'è un ampio parcheggio al di là del quale si trova il primo corpo del complesso nel quale sono ospitati gli uffici. Una pesante porta blindata di ferro viene aperta e chiusa dietro le sue spalle, un'altra guardia giurata le chiede i documenti e di attraversare il primo metal detector. Una nuova porta blindata si apre davanti a lei e si richiude alle sue spalle. Irene si ritrova in un grande ambiente chiuso, senza via d'uscita, davanti a lei un gigantesco portone in metallo. Deve attendere che la guardia che la osserva dalle telecamere le apra. «Apriti sesamo», pensa tra sé, mentre il senso di separazione dal resto del mondo diventa sempre più forte. Sesamo si apre e finalmente davanti a lei si mostra il corpo centrale della casa circondariale. Entra, percorre un lungo corridoio, ogni 50 metri c'è un cancello, un metal detector e decine di guardie. Ogni volta che un cancello si apre e si chiude dietro di lei, quel suono metallico le fa tremare le ossa. A ogni passo, il mondo là fuori sembra scomparire nella sua percezione della realtà, e mentre percorre i corridoi accompagnata dalle guardie, vede i volti di uomini dietro le sbarre, incuriositi dal passaggio di una sconosciuta. Le loro voci rimbombano nei corridoi, qualcuno canta, qualcuno urla, mentre il cuore di Irene batte all'impazzata nel suo petto. «Come farò a sopportare tutto questo?», si chiede mentre continua a procedere con passo deciso verso il laboratorio della cooperativa che da venti anni fa inserimento lavorativo di detenuti. Arrivata finalmente alla sua destinazione, apre la porta e viene investita da un forte profumo di biscotti alle mandorle. All'interno l'aspettano gli operatori sociali e i detenuti assunti per lavorare. Ha già un piano di lavoro: conoscerli uno per uno, analizzare mansioni, capacità e competenze, definire un piano di riorganizzazione cercando di individuare i vuoti nei passaggi organizzativi, ristrutturare la squadra affidando ruoli chiari e responsabilità, lavorare sulla comunicazione interna.... «Ma questi chi sono? - si chiede - cosa avranno fatto per finire qui?». «Non ti riguarda!», le dice una voce dentro di lei, «fai il tuo lavoro, metti a posto le cose e vai via». 

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