Ricordiamo però che la separazione ha bisogno dell’unità per potersi generare, così come l’unità ha bisogno della separazione per potersi realizzare. Il corpo ha bisogno dello spirito per potersi emancipare e lo spirito ha bisogno del corpo per potersi manifestare. La vita ha bisogno della morte per non stagnare e rendere possibile il rinnovamento. D’altra parte, la morte ha bisogno della vita per poter trasportare ciò che è personale e particolare nell’impersonale totalità. Da ciò che è soggettivo a ciò che è oggettivo. Anche morte e immortalità in fondo hanno bisogno una dell’altra, poiché la vita eterna non potrebbe perpetuarsi senza l’intervento del ciclo di vite, morti e rinascite. Questo vale per ogni processo naturale e cosmico, ma anche, a maggior ragione, per quelli del nostro microcosmo personale.
Dunque non cadiamo nella trappola della dualità contrapposta e teniamo presente che, per esempio, è proprio separandoci che creiamo la distanza necessaria alla rottura dell’attaccamento - dell’identificazione con le parti frammentate di noi - per poterle osservare in modo oggettivo e finalmente integrare. Persino l’identificazione diventa costruttiva quando si unisce all’archetipo cristico e ci permette di incarnare la stessa vibrazione amorevole.
Siamo corporei e spirituali, siamo maschio e femmina, siamo viventi e morenti. La nostra vita si consuma nel polarizzarci ora in un aspetto, ora nell’altro e questo ci disunisce continuamente incatenandoci alla paura e al bisogno, asservendoci al dio di questo mondo che pure abita in noi, ma che non sempre ci ama: pretende sacrificio, vendetta e risultati. Un dio che divide e che ci vuole già come morti, inconsapevoli perché più controllabili. Un dio geloso, più impaurito e bisognoso di noi.
Ci può essere una morte consapevole, invece. Sappiamo che ogni trasformazione è frutto di una morte seguita da una rinascita, ma perché ciò avvenga occorre riconoscere le proprie reazioni emotive, riconoscere il dio che stanno servendo e ricordare che ne esiste anche un altro che può solo amare e unificare, che accoglie anche quello geloso e lo tranquillizza. Occorre ascoltare la sua voce delicata e ricordarsi di Essere Quello. Imparare a fare questo, davvero potrebbe renderci immortali.