L’affermazione si riferisce alla comprensione del suo insegnamento che prevede il riconoscersi figli di un Dio che ci abita, che è ovunque e anche vicinissimo, che è dentro di noi, che è noi quando siamo con noi stessi. E si compiace in noi, poiché riconosce sé stesso nel momento in cui ci integriamo. Cosa significa?

Significa che è possibile riuscirci imparando a osservarsi, accettando quello che si vede e comprendendolo. Significa allenarci a una relazione sana con noi stessi, cioè praticata con pazienza e costanza, non giudicandoci e accompagnando con gentilezza gli infermi, i bisognosi e gli spaventati che albergano in noi. Ciò permette di elevare la coscienza e aprire il cuore per attraversare la polarità degli opposti; di unire gli abitanti del nostro regno che non è più solo di questa terra, ma così diventa anche un Regno dei Cieli. 

Georges Ivanovic Gurdjieff parlava spesso del “morire a se stessi”. Cosa intendeva? Certamente si può intendere come morte della maschera, della menzogna, della reazione meccanica. Morire a quella parte di noi che cerca tutela e rivendica sempre un premio. 

Come disse la sua celebre allieva Jeanne de Salzmann: "Ricordarsi di sé significa morire a se stessi, alla menzogna della propria immaginazione”. Cioè del nostro sonno verticale e quindi bisogna “svegliarsi” passando a una vita cosciente, conoscendo e riconoscendo chi siamo. In fondo non è molto diverso da quanto affermava Gesù ed è frutto di una paziente e accurata ricerca che conduca a un amore talmente incondizionato per noi stessi da farci riuscire a “sparire” di fronte alla smania di riconoscimento e alle ingiurie del mondo, ma per arrivare a ciò è necessaria un’attenzione speciale, o piuttosto un ricordo di chi siamo veramente. 

Il medico Maurice Nicoll, seguace della Quarta Via di Gurdjieff, parlando del Ricordo di sé affermò: “Il ricordo di sé è raggiungere quel luogo che non è né l'uno né l'altro degli opposti, ma è una nuova esperienza. Tutte le identificazioni appartengono agli opposti... È uno stato di consapevolezza in cui la personalità e tutte le sue funzioni cessano di esistere e tu sei, per così dire, un nessuno"

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