Inoltre siamo nel mondo materiale del corpo, regolato dal tempo e dallo spazio che sanciscono un prima e un dopo, un qui e un altrove. Questo ci condiziona in un costante confronto tra elementi opposti che determinano giudizi tra bene e male, tra noi e gli altri, tra nascita e morte. Quindi ancora separazione. 

Se questa ci aiuta a discernere e valutare, a darci delle coordinate su cui collocare le nostre scelte, d’altra parte, la nostra coscienza è meccanicamente imprigionata in questo carcere duale e si dibatte facendo anche i conti con le tante contraddizioni di origine emotiva che ci abitano. 

Siamo scissi e identificati di volta in volta con uno dei frammenti e immersi nella dimensione materiale in cui c’è un prima che ci fa soffrire e un dopo che ci preoccupa, un qui che non ci piace e un lì dove vorremmo essere: tutto che inizia e ineluttabilmente finisce. Siamo morituri smemorati che perdono occasioni, si ostinano su inezie, combattono fantasmi, rimandano a un futuro certo e si comportano come fossero immortali. Non abbiamo la percezione, se non a piccoli fortunati tratti, di essere collegati al tutto, e questo ci relega in una quotidianità intessuta di paura e bisogno, di dipendenza e convenienza. Prevale la vita materiale e quella spirituale è spesso lo specchio di queste condizioni: anche io e Dio siamo separati e lontani e mi dibatto alla disperata ricerca della sua protezione. Come se ne esce? 

Eppure, in piccoli fortunati momenti, può accadere di sentirsi fuori dal tempo e dallo spazio, persino fuori dal corpo, e ci sentiamo giganteschi e microscopici, senza età, senza peso, da nessuna parte e dappertutto, senza identità. Può succedere quando chiudiamo gli occhi e meditiamo, quando facciamo l’amore, quando siamo in contatto profondo con la natura e la sua bellezza. Quando siamo in contatto profondo con noi stessi.

Il primo detto di Gesù nel Vangelo gnostico di Tommaso recita così: “Egli disse: colui che scopre l’interpretazione di queste parole non gusterà la morte”. Suona molto sicuro, quasi perentorio.

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