La fanciulla con la tuta viola e i capelli raccolti in una lunga treccia, sente scricchiolare la ghiaia sotto i piedi mentre raggiunge la riva del lago camminando a testa bassa come per cercare, tra i sassolini lì fuori, delle risposte ai pensieri che confusamente le razzolano dentro. Pensa alle difficoltà che incontra nelle relazioni quando non si sente compresa, accettata, ma anche quando non riesce a comprendere e ad accettare, forse persino ad amare. Pensa alle illusioni e al disincanto, alle speranze, ai fallimenti, alle ostinazioni e alle proteste. Un groviglio denso e pesante che le cala sul cuore avvolgendolo di gelatina scura che reca in sospensione frammenti di colpa e vittimismo brucianti. Si sente sola nella moltitudine, rinnegata e incompresa, ma anche sbagliata e poco amabile.
La fanciulla con la treccia è stanca, si avvicina all’acqua, si accuccia abbracciandosi le ginocchia e guarda lo specchio liquido sotto i suoi piedi. Vede apparire a pelo d’acqua un volto che la guarda con espressione seria e che la incuriosisce molto, perché riconosce la sua immagine riflessa. Appoggia le mani a terra per sedersi e stare più comoda, incrocia le gambe e rimane lì, intenta a osservare, forse ascoltare, magari imparare qualcosa. Occhi negli occhi, quel viso conosciuto e misterioso sembra parlarle: «Tu mi vuoi bene?». La domanda arriva diretta, senza preamboli.
«Ma certo che ti voglio bene! Non vedi tutti gli sforzi che faccio per farti apprezzare? Non ti accorgi di quante battaglie combatto per farti valere?».
«Sì, ma tu mi vuoi bene?».
«Non capisco, cosa vorresti dirmi? Che a te non pare?». La fanciulla con la treccia si sta irritando.
«Ecco, vedi? Vai già sulla difensiva - sussurra la voce del lago - invece guarda, voglio mostrarti qualcosa. Qui ci sono acque limpide, ma basta smuovere un po’ la melma per intorpidirle. Ci sono pesci-sole e sanguisughe, ninfee e alghe urticanti, ma il lago è generoso, accoglie tutti e, quando ti affacci, ti permette persino di vedermi».
La fanciulla si toglie la giacca della tuta viola, anche le scarpe, inizia a far caldo e si vuole rilassare. L’inizio di questa confidenza le addolcisce i lineamenti: «È vero, lo vedo, ma ancora non capisco dove vuoi arrivare».
L’AMORE PER SE STESSI
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- Scritto da LUCIANA MOGGIO
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