Il poeta inglese chiede quale sia la verità sull’amore e propone molte ipotesi suggestive, probabilmente tutte possibili. Così scrive Josif Brodskij nella prefazione: «I temi di queste poesie sono l’amore e la disonestà, i due poli tra i quali ci siamo trovati a soggiornare nel nostro secolo, pronti a gloriarci della loro occasionale divergenza ma bravissimi, anche quando siamo sfortunati, a conciliarli fra loro, a fonderli insieme. Ci sono buone ragioni se i versi del poeta oscillano tra la più intensa tenerezza e parossismi di indifferenza, e se da queste oscillazioni nasce uno stridente lirismo che non ha precedenti».
Sempre due poli che si contrappongono e talvolta si confondono, certo, senza vederli perché incarniamo ora l’uno, ora l’altro e non ce ne rendiamo conto. Riconoscerli e riuscire a trascenderli, affinché possano integrarsi in un amore più grande e raffinato che li comprenda entrambi nella loro verità, è frutto di un sacro lavoro che si basa sulla relazione con la propria anima e con il Sé. 
Non prevede scorciatoie, perché la strada va percorsa tutta e sono proprio gli ostacoli, le difficoltà, a offrire le occasioni per imparare a volersi bene; per capire cosa significhi, il che molto spesso è il contrario di quanto si tende ordinariamente a fare. Nei momenti critici si preferisce compensare, non vedere, non sentire, negare quello che ci turba. Per non soffrire pensiamo di proteggerci e così di amarci nel cercare analgesici di ogni tipo fuori di noi. 
Per rispondere al poeta, una verità sull’amore che potremmo azzardare è questa: che proprio l’amore sia l’antidoto alla paura di incontrare la verità che ci abita e che incontrarla sia un grande atto d’amore. 

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