Il racconto della donna sconvolse la bambina: il dolore dei mendicanti e il loro scomparire lasciando solo le loro lacrime congelate, le impressero un profondo sentimento di morte e di abbandono. Durante tutta la notte cercò una risposta dal Dio con cui conversava continuamente, ma su quel tema nessuna risposta arrivò. Ciò che più la inquietò fu il mistero della caducità, dell’inconsistenza delle cose reali e, pretendendo disperatamente una risposta risolutiva da Dio, non poté che rimanere delusa dal suo silenzio. Da quel momento ci fu un cambiamento radicale in lei: divenne più ubbidiente e più compassionevole verso i suoi genitori, sentiti come vulnerabili e, anche loro, soggetti alla caducità di tutte le cose.
Non raccontò loro che per lei Dio si era dileguato e, tenendo segreta quella perdita, continuò a prender parte alle preghiere di famiglia.
Quando divenne grande, qualcosa cambiò nel suo animo e con il tempo l’archetipo di Narciso segnò l’inizio di quello che avrebbe dato senso al suo vissuto di perdita religiosa. Ma vediamo come lei stessa si raccontò in questa esperienza: «Forse fu proprio l’origine infantile dell’immagine di Dio che mi ero costruita a impedirmi di sostituirla, di correggerla successivamente con qualche aggiustamento. Ma, a parte questo esito, questa ineluttabile perdita di Dio, vissuta nell’innocenza dell’infanzia, ebbe anche l’effetto positivo di ricondurmi, altrettanto ineluttabilmente, nel mondo della realtà… L’esito di questa perdita fu quanto di più positivo abbia conosciuto in vita mia. Ebbi la chiara sensazione che un unico, incommensurabile destino ci accomuna a quel tutto ciò che esiste, una sensazione che allora stava lentamente schiudendosi alla luce, e che poi si impose assolutamente imperiosa».[3]
Questo ritrovamento fu la risposta alla sua ricerca, spinta dal desiderio di sentirsi parte importante di un’unità più grande. Una ricerca che spesso nasce da una sensazione di mancanza, di incompletezza comune a molte persone, che serpeggia nell’animo senza sapere da dove venga e in quale modo si possa farle fronte. Ma il Narciso che tesseva le trame interne della sua trasformazione interiore non poteva arrivare senza un complice capace di produrre profonde suggestioni in Salomè e così, a ventun anni, conobbe Nietzsche. I lunghi dialoghi che ebbero le indussero una lunga riflessione sulla natura dell’esistenza.
[3] Andreas Von Salomè L. (1968) Uno Sguardo sulla mia vita. A cura di Valtolina, R.C.S Libri, Milano, 1995, pp. 17-18.