Mi accorgo. Osservo i resti delle bufere, delle mie incoerenze. E guardo con dolcezza tutti gli attori: ognuno ha il suo copione, la sua parte, ma crede disperatamente di essere il regista.
Mi fermo e ancora guardo i resti di questa battaglia, come in un fermo-immagine in cui posso muovermi liberamente. Respiro. 
Vado verso la sedia del regista che finora è rimasta vuota. Osservala bene anche tu questa sedia, e nota come è fatta e perché è vuota. Io mi avvicino alla mia e scopro che sul suo schienale è scritto il mio nome. Ora ricordo. Ora ricordo che più aprirò gli occhi alla verità, più crolleranno le bugie. Soprattutto quelle che io non so di dire. Ora ricordo che, prima di addormentarmi in teatro, sul Vero copione della mia vita erano scritte queste parole: «Io sono il Ristoro. Nella Tempesta e nel Terremoto Io Sono il Ristoro. Che ne è delle fatiche di un timoniere che cerca di tenere dritta la barca durante una vorticosa tempesta? Nulla. Durante la Tempesta trovami, perché io sono il tuo Riposo. Durante la Tempesta, dormi. Se tu trovi il Ristoro durante la Tempesta, quando le acque si calmeranno tu sarai la Quiete. Ma se tu non trovi il Ristoro durante la Tempesta, quando le acque si calmeranno tu coverai ancora la Tempesta».

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