A questo punto, la paura diventa paura di stare bene, paura di perdere ciò che ho costruito finora, vero o falso che sia. Paura di essere amati davvero, paura di smettere di usare il cibo come droga, di usare la relazione come droga e così via. Questi tipi di paura tengono separate le esperienze che capitano nella nostra vita, le emozioni contrastanti, le persone con cui siamo in relazione, i nostri io contraddittori. E così, ciò che accade al lavoro non è in comunicazione con ciò che accade tra me e i miei genitori; ciò che faccio al mio amico non è in relazione con ciò che davvero penso di lui e non è in relazione con ciò che io provo per lui.
Ciò che accade nella mia vita privata deve essere separato dalla mia professione.
Forse questi tipi di paura sono la risposta alla domanda che abbiamo posto all’inizio: Che relazione c'è tra la nostra ipocrisia e le nostre dipendenze? Quando ci accorgiamo della cascata di menzogne che raccontiamo e che ci raccontiamo, subito cerchiamo di gestire questa incoerenza. Così, il timore di sentirci folli e nevrotici è talmente forte che l'insabbiamento è immediato, costi quel che costi. Quando per un attimo ci accorgiamo delle nostre incoerenze profonde, speriamo di non essere visti e vogliamo che l'altro non si accorga di nulla. La mole di bugie aumenta a dismisura in una corsa folle, dove la paura di essere visti in ciò che noi per primi non vogliamo vedere, acquista un potere enorme, invalicabile e incontrollabile.
PERCHÉ A VOLTE SIAMO INCOERENTI?
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- Scritto da ANDREA CHIDICHIMO
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