Qualche volta un messaggio sul telefonino, o un estratto conto, facevano improvvisamente cadere i tendoni dagli occhi di Lucia. Allora, in mezzo al ciclone che si abbatteva su lei e Fausto, poteva chiaramente sentire una parte di se stessa godere per la riconferma. Sì, era una vittima. Una poverina perseguitata. Ecco, lì poteva finalmente sentirsi migliore. Lui era il peggiore: era l’artefice del suo immenso dolore! Nel gioco della vittima e del carnefice, lei si riconfermava come vittima e, quindi, poteva finalmente sentirsi detentrice di una ragione sacrosanta che si nutriva di rabbia e desiderio di vendetta.
Così, in questo altalenarsi di tradimenti e pentimenti, devastazioni e riconciliazioni, quando il piatto della bilancia si spostava dalla sua parte, poteva permettersi di essere lei a denigrarlo e a punirlo. Magari umiliandolo. Facendolo sentire colpevole, immaturo, stupido.
Poi però, tutto ricominciava: la rivincita sarebbe toccata a lui, in un eterno gioco circolare. Senza fine.
Nella storia di Lucia e Fausto, l’immenso e sincero desiderio di comprendere e sanare quell’enorme sofferenza ha permesso loro di rompere il cerchio, proprio mentre ciascuno individuava un cammino spirituale verso la propria anima.
Scoprivano piano piano che non era proprio possibile cambiare il mondo fuori, ma che potevano Lavorare su loro stessi e solo allora, tutto intorno, poteva avvenire una rivoluzione. Muovendo i primi passi verso la conoscenza di sé, si stupivano continuamente di quel che scoprivano. «Noi, siamo così? Da non crederci!».
Ciascuno iniziava a conoscere se stesso e a muovere i passi in un universo nuovo e straordinario: il mondo interiore.
IL TRADIMENTO AFFETTIVO
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- Scritto da DONATELLA EMANUELA SALA
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