Si può scorgere il bene nella Paura? D’istinto, mi verrebbe da dire di no. Non certo quando sei totalmente preso da lei. Non certo quando tu “sei” la paura. Ma se abbiamo la fortuna di cogliere intorno a noi uno sguardo amico, una parola di incoraggiamento, possiamo compiere un lento e progressivo spostamento, possiamo allontanarci di qualche centimetro da lei, e iniziare a vedere che noi siamo anche altro. Ecco, credo che questo “altro” sia ciò che Dante scorse nella selva oscura, quando decise di intraprendere il suo viaggio.
Sono sempre stata una donna d’azione. La mia mente si è sviluppata risolvendo problemi, trovando soluzioni. Come è possibile, mi chiedevo, che io stia vedendo tutto ciò accadere nel mio Paese? Come è possibile che questo possa attraversare le nostre vite nell’indifferenza?
Cosa potevo fare di fronte all’avanzare dell’ombra generata dalla paura? Avrei potuto allontanarmi, fuggire e mettermi in salvo, ma dove? 
Rapita dai miei tormenti interiori, che non mi davano tregua, una sera ho fatto l’unica cosa che sentivo potesse darmi un minimo di conforto. Ho iniziato a pregare. Piangendo, e con gli occhi chiusi, ho preso la mia copia dei Vangeli, ho aperto a caso e mi sono imbattuta nel Vangelo di Filippo, loghion 34: «I santi sono serviti dalle Potenze cattive. Infatti, queste sono accecate dallo Spirito Santo, tanto che credono di servir l’uomo, mentre agiscono per i santi. Per questo motivo un giorno un discepolo domandò al Signore qualcosa riguardo al mondo ed egli rispose: “Domandalo a tua Madre ed ella ti darà qualcosa di diverso”». Lungi dall’avventurarmi in una interpretazione filosofica o teologica, che lascio a lettori ben più sapienti, il mio desiderio qui è solo quello di raccontare cosa queste parole hanno suscitato in me, in un momento di profonda prostrazione interiore, e come abbiano contribuito a ribaltare la mia visione della situazione.

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