Il maestro sorrise soddisfatto: “Hai ragione. Sai, ho sempre pensato che le singole note siano un po’ come le nostre parole, pallide espressioni di ciò che intendono rappresentare. L’Eterno è come la musica: puoi sentirne le vibrazioni e l’armonia, ma agli altri puoi trasmettere solo l’ombra tremolante di quel che provi al Suo cospetto”. Il ragazzo sembrò deluso. Al che il saggio aggiunse: “Ma una cosa però posso farla per te: posso dirti dove cercare”. “Dove?”, chiese l’altro. 
“Cerca nel Silenzio, se avrai pazienza e starai in ascolto, sentirai una musica che non ha note, parole che non hanno lettere, e una voce che non ha suono. Se ti arrenderai a quel Silenzio, allora Dio danzerà attraverso te, e potrai udire il solo nome che il mondo non ha mai pronunciato’”.[4]


Tuono racconta di un silenzio incomprensibile e di un’idea il cui ricordo è costante, di una voce dal suono multiforme e di una parola che appare in molteplici forme. Lei è il nome del suono e il suono del nome. È Lei la risposta alla Sua domanda, la Mente Perfetta. Dice di essere senza Dio e di essere anche Colei il cui Dio è grande. Lei è sostanza e assenza, unione e dissoluzione, condanna e assoluzione. E, in particolare, racconta di essere Colei dalla quale ci si nasconde, ma davanti alla quale tutti appaiono, tant’è che, anche quando ci si volesse nascondere ai suoi occhi, sarebbe Lei stessa ad apparire, mentre nel momento in cui la si cercasse, Lei stessa si nasconderebbe. Per farsi trovare... Perché quando ci è vicina, noi siamo distanti da Lei, e quando noi dovessimo sentirla distante da noi, Lei è invece al nostro fianco. Perché Lei è insieme presenza e assenza, luce e tenebre, tuono e quiete… 
L’invito finale – rivolto agli uomini che ascoltano il suo canto, oltre che agli angeli e agli spiriti – è di prestare attenzione alle parole dell’Inconoscibile che l’ha creata e alle scritture che sono state composte, perché solo a costoro Lei svelerà il nome del suo Creatore, così “essi non moriranno di nuovo”. 

[4] Vangelo di Filippo.

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