Tuono è un percorso di conoscenza lungo oltre 200 versi, la cui recitazione si srotola come un mantra o una preghiera, caratterizzate dalla stessa imperscrutabilità dei koan zen, dove l’essenziale rimane invisibile agli occhi. “Le cose nascoste sono rese manifeste dai loro contrari. Dato che Dio non ha opposto, Egli è nascosto”, poeterà – oltre dieci secoli dopo – Rumi nella sua Persia.[1]
“Poiché non possiamo sapere cosa sia Dio, ma solo cosa non è, non possiamo considerare com’è Dio, ma solo come non è”, scriverà – quasi negli stessi anni, ma in Italia – Tommaso d’Aquino.[2] Tuono traduce questo principio in esperienza poetica, con l’obiettivo di confondere la mente e attivare l’intuizione del cuore, in un amorevole processo di sintesi dove “gli opposti sono tra loro fratelli e non è possibile separarli”.[3]

Voi che dite la verità su di me, mentite su di me,
e voi che avete mentito su di me, dite la verità.
Voi che mi conoscete, ignoratemi,
e quelli che non mi hanno conosciuta,
lasciate che mi conoscano.
Perché Io sono il sapere e l’ignoranza. (…)
Ascoltatemi, voi che mi udite,
e imparate le mie parole, voi che mi conoscete.
Io sono la conoscenza che è accessibile a chiunque:
Io sono il discorso che non può essere compreso. (…)

[1] Mathnawi.
[2] Summa Theologiae.
[3] Vangelo di Filippo.

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